Io sono convinto che alla maggior parte dei ragazzi che erano al concerto del primo maggio, non frega nulla di nulla. Nulla dei diritti dei lavoratori, nulla della precarietà, nulla dello sfruttamento. Molto di canne, fumo, cartine, birre. Io c'ero, come tante altre volte, al concertone. E ho visto gente in delirio per gruppi come Baustelle e Marlene Kuntz (niente da obiettare, per carità). Ma ho visto anche l'indifferenza totale quando sul palco sono saliti i Tiromancino, con la canzone che ha procurato loro tanti problemi, "Il rubacuori": storia ispirata alla realtà di un dirigente di una casa discografica che licenzia in massa. Gente che diceva "basta", "andatevene", "che palle". Ho visto il fuggi fuggi generale - sarà stata l'ora, boh - quando è arrivato il momento di Ascanio Celestini che, tra poesia e prosa - e con molta ironia - ha cantato gli strazi di tanti lavoratori precari d'oggi. D'altra parte nessuno, qualche ora prima, aveva prestato attenzione a Santamaria, Gerini, Favina e Impacciatore che hanno ricordato i tanti morti sul lavoro.
In compenso, acclamazione - come dicevo - per Baustelle, Marlene Kuntz, Max Gazzè e giù di lì.
C'erano migliaia e migliaia di ragazzi strafatti di fumo e alcol. Non è moralismo, cazzo, qualche canna e qualche birra in più me la faccio anche io, sia chiaro. E' questa "istituzionalizzazione" dello sballo, questa normalità nel rincoglionimento che io non capisco. A volte penso se sia possibile una specie di rivoluzione dei giovani, contro questa vita che ormai vita più non è. Giovedì mi sono guardato intorno, ho visto qualche centinaio di migliaia di ragazzi e mi sono risposto che no, non siamo in grado di fare un cazzo di buono, ormai.
In compenso, acclamazione - come dicevo - per Baustelle, Marlene Kuntz, Max Gazzè e giù di lì.
C'erano migliaia e migliaia di ragazzi strafatti di fumo e alcol. Non è moralismo, cazzo, qualche canna e qualche birra in più me la faccio anche io, sia chiaro. E' questa "istituzionalizzazione" dello sballo, questa normalità nel rincoglionimento che io non capisco. A volte penso se sia possibile una specie di rivoluzione dei giovani, contro questa vita che ormai vita più non è. Giovedì mi sono guardato intorno, ho visto qualche centinaio di migliaia di ragazzi e mi sono risposto che no, non siamo in grado di fare un cazzo di buono, ormai.






